Non sono quello che si suole definire un amante degli animali.
Manco li odio per l’amor di Dio.
Li osservo.
Li stimo.
Con quel loro modo avveniristico di comunicare, senza parole.
Ma niente più.
Non è amore.
Non ci andrei neanche a cena assieme.
Tantomeno a letto.
E comunque sono un uomo sposato.
Poi ci sono le formiche.
Neanche loro le amo particolarmente.
Anzi.
Ammetto anche di averne sterminate svariate popolazioni quando ero un cinno (equivalente bolognese per “bambino di 10 anni che brucia formicai nella casa in campagna”).
Ciononostante, il me-piccolo-Mengele le ha anche osservate a lungo.
Quando camminano.
O meglio corrono.
Fanno i chilometri.
A volte da sole. In esplorazione.
A volte tutte in fila. In missione per la comunità.
A volte, specie attorno ai formicai, si affannano in modo più anarchico, ognuna sulla sua strada.
E mi pare che nessuno abbia mai notato una cosa.
O almeno io non ne ho notizia.
Per cui la scrivo qui.
Pronti. Via.
Le formiche si incontrano.
O si scontrano.
Non l’ho mai capito (non si sente il rumore, né della frenata né dello schianto).
Non importa.
Supponiamo che si incontrino.
Lo fanno continuamente.
E casualmente.
Si, sono piuttosto certo che gli incontri siano casuali.
Perché non modificano mai la loro rotta finché non vanno praticamente a sbattere contro un’altra formica.
[Non come noi. Noi, che siamo umani, quando ci scorgiamo da lontano aggiorniamo la rotta per correrci incontro.
O, più civilmente, per evitarci.]
Le formiche no.
Sono così focalizzate sul loro obiettivo che tirano diritto finché non sbattono contro qualcuno.
[Ultimamente, causa smartphone, la cosa capita anche a noi, ma allora non lo potevo sapere.]
E qui avviene la cosa pazzesca.
Le formiche, quando si incontrano/scontrano casualmente con un’altra formica, si fermano pochi istanti, si dicono qualcosa (non so cosa perché il rumore non si sente) e poi ripartono.
Ma in una direzione diversa.
Tutte e due.
È incredibile.
Come se l’incontro con l’altra formica avesse modificato i loro obiettivi.
Che sembravano irrinunciabili fino a un secondo prima.
E li cambiano.
Come se in ogni incontro con altri esseri viventi (qualunque, non della loro cerchia… gli incontri sono casuali!) si scambiassero cose così importanti da non poter più essere come prima di quell’incontro.
Come se la rotta quotidiana di ogni formica fosse la somma di tutti gli incontri che quella formica farà in un giorno.
In una vita.
Ci credo che vanno avanti a testa bassa.
Ogni incontro gli stravolge i piani.
Noi impazziremmo.
Loro no.
Lasciano che avvenga.
Per loro è normale.
Cambiare i piani.
Cambiare strada.
Cambiare.
Non fanno convenevoli.
Si lasciano cambiare.
Centinaia di volte al giorno.
Pazzesche.
Noi che siamo umani, siamo meno avveniristici e abbiamo inventato la più grande sciagura che potesse capitarci: la coerenza.
Noi che siamo umani, mutatis mutandis, l’unica cosa che cambiamo sono le mutande.
Si spera una volta al giorno.
Segno+ alle formiche.
ph. credits Getty Images/Stockphoto
Bella riflessione, lasciare che la vita ci incontri/scontri per essere capaci di cambiare strada ,senza brontolare è un valore in +. Proverò a cercare una formica che abbia la pazienza di dirmi come fa
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