emovelox

Qual è la velocità giusta di un film? E di una piece teatrale? E di un musical?

Per la trama, (che al cinema impariamo sul momento mentre a teatro lo spoiler non è penalmente perseguibile) non c’è una velocità giusta.
Può scorrere lenta, veloce, frenetica.
Di solito più va lenta meno è importante.
Più va veloce meno è importante il resto.
L’unico limite è che riusciamo a starle dietro.

A parte Tenet che se ne frega e va più veloce apposta.

[così non facciamo in tempo a scoprire le magagne]

Ma capire la storia non è l’unico parametro.
C’è anche entrarci dentro.
E lì sono cazzi.
Ci vuole la velocità giusta.
La velocità del percorso degli stati d’animo.
Quanto tempo dura lo stato d’animo A. E quanti secondi ci vogliono perché lo stato d’animo A diventi lo stato d’animo B in modo credibile.

È un attimo. Se corri troppo, la gente non si immedesima.
Se indugi troppo, du palle.

Nel cinema il grosso è in mano al regista e al montatore. Taglia, allunga, vai di colonna sonora e hai quasi tutto sotto controllo.

Nella prosa è anarchia vera.
Tutto in mano all’attore.
Il panico dei registi.
Hai voglia a mettere la musichina sotto, ma le pause troppo lunghe o troppo corte degli attori sono un’arma di distruzione di massa.
Di spettacoli.

Poi c’è il musical.
Ha già deciso tutto il compositore. Specie in quelli interamente cantati.
Devi solo aprire bocca.

La cosa interessante è che la velocità di crociera varia nelle epoche storiche. Musical (ma anche film ovviamente) che 20/30 anni fa erano densi e frenetici adesso cominciano a sembrare un po’ lentini.

Hamilton ha alzato definitivamente l’asticella imponendo allo spettatore un ritmo martellante che neanche Rocco Siffredi.
Poi ad un certo punto, a fine secondo atto, arriva “It’s quiet uptown”.
Finalmente 4:30 in cui non succede niente.

E io, che ho scoperto ieri di aver vinto le Olimpiadi di matematica del liceo a mia insaputa, ho coniato le quattro leggi della relatività del teatro musicale. 

  1. Alla velocità di Hamilton per frenare ci vogliono 04:30. E la cosa bella è che non stiamo parlando del pilota.
  2. In un musical contemporaneo il tempo necessario per elaborare un lutto è 04:30. Ma devi essere ad Uptown.
  3. Se a Hamilton togli “It’s quiet uptown” il pubblico vomita sulle poltrone di velluto.
  4. Se però (per non buttarlo via) lo aggiungi in coda a un musical tipo Notre Dame di Cocciante vieni denunciato da Big Pharma per commercio illegale di barbiturici. Perché tutto è relativo. Anche “It’s quiet uptown”.

Segno + per “It’s quiet uptown”

P.S. A New York Uptown è un posto tranquillo. A Bologna lo potrebbe anche essere se non fosse per Cremonini che ci gira in vespa a 90 km/h.

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